Francesco Granatiero (Mattinata 1949) da piccolo aiuta il padre nel duro lavoro dei campi montani, parlando il dialetto apulo-garganico della sua terra, un neovolgare non dissimile da quello degli Apuli che per Dante, nel De Vulgari Eloquentia (I, XII, 7), «turpiter barbarizant».
A quindici anni, mentre già scrive poesie, perde la madre. Poi, studente al Liceo Scientifico nella vicina Manfredonia, comincia a pubblicare alcuni volumetti in lingua, l’ultimo dei quali, intitolato Stormire, viene scritto tra Pisa e Torino, dove si laurea in medicina e stabilisce la sua nuova residenza, formando famiglia.
Pur svolgendo fra Torino e l’Ospedale di Rivoli un’attività molto impegnativa, come è quella sanitaria, Granatiero non abbandona il suo antico amore per la poesia. Anzi a questo si aggiunge un’altrettanto intensa passione per il dialetto della sua terra, che diventerà la lingua dei suoi nuovi libri.
Con U iréne, edito da Mario dell’Arco nel 1983, e il poemetto La préte de Bbacucche, che recano la prefazione di Giovanni Tesio, massimo esegeta della sua poesia, e l’inserimento nelle antologie edite da Mondadori e da Garzanti, si impone presto all’attenzione della critica, in particolare di Franco Brevini che ne parla ampiamente nell’einaudiano Le parole perdute.
Scriverà una dozzina di volumetti, ora in gran parte raccolti nel libro antologico Premeture (Guidaleschi), pubblicato nel 2019 da Aguaplano, contemporaneamente a Spòreve, edito da Aragno.
La ricerca poetica è strettamente intrecciata allo studio delle lingue locali, che frutta svariati saggi e opere tra cui una grammatica storica del dialetto di Mattinata (1987) e un imponente Vocabolario dei dialetti garganici (2012).
Da alcuni anni Granatiero sta lavorando a una grafia unitaria dei singoli dialetti del Centro-Meridione.
A lui si devono la versione pugliese dell’episodio di Ulisse, che si può ascoltare qui direttamente dalla sua voce, e dell’episodio di Francesca da Rimini, interpretato da Angela Cataluddi.
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Francesco Granatiero ha prestato la sua voce a Ulisse e ha letto i relativi versi (Inferno, Canto XXVI, 85-142) nella sua traduzione in Pugliese garganico.
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