Virginia Jewiss è un’italianista e dantista statunitense. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Letteratura italiana presso la Yale University di new Haven, Connecticut, e ha insegnato al Dartmouth College e al campus di Roma del Trinity College prima di tornare a Yale, dove attualmente è Lecturer in the Humanities e Direttrice del programma “Yale Humanities” a Roma. Ha tradotto in inglese il lavoro di numerosi autori e registi italiani, tra cui Gomorra di Roberto Saviano, Vita di Melania Mazzucco e sceneggiature per Paolo Sorrentino e Gabriele Salvatores.

Nel 2008 ha pubblicato in italiano, per la casa editrice Mandragora di Firenze, una riduzione dell’Inferno dantesco dedicata ai bambini delle scuole elementari, con il titolo Il viaggio di Dante: un’avventura infernale. Il libro, illustrato da Aline Cantono di Ceva, è stato pubblicato anche in inglese, dalla stessa casa editrice, nel 2009, con il titolo Dante’s journey, an infernal adventure.

Nel 2013 Virginia Jewiss ha scritto un interessante saggio intitolato “”Hell for kids: translating Dante’s Divine Comedy for children””, pubblicato nel volume di autori vari Translation right or wrong. [1]  Nel suo saggio Jewiss si sofferma su alcune altre traduzioni per bambini della Commedia dantesca, dopo di che descrive il suo lavoro nei termini seguenti:

“”Mentre la traduzione ‘trasformativa’ di John Agard si rivolge agli adolescenti, la mia traduzione si rivolge a quello che è probabilmente il pubblico di Dante più giovane in assoluto: dai quattro ai dieci anni. Dante’s journey, an infernal adventure (“Il viaggio di Dante, un’avventura infernale”) è sicuramente la versione a stampa più breve: si compone di undici serie di tre distici in rima, più un distico finale, per un totale di trentaquattro, in omaggio sia alla terza rima di Dante che al numero dei canti dell’Inferno. La forma e il metro dei versi ricordano innumerevoli altri libri per bambini. E proprio come i traduttori del diciannovesimo secolo si affidavano al Pilgrim’s Progress di Bunyan per dare familiarità narrativa allo strano viaggio di Dante, io mi sono affidata a quelli contemporanei di maggior successo per portare Dante nel mondo dei bambini: come Max in Where the wild things are di Maurice Sendak, il piccolo Dante viene mandato in castigo nella sua stanza per non essersi comportato bene e finisce in una foresta misteriosa. Grazie alla striscia di cartoni animati di Bill Watterson Calvin and Hobbes, il peluche preferito di Dante, Virgilio, è in realtà vivo e più saggio del suo compagno umano. Le versioni “junior” del poema esistono da molto tempo, ma piuttosto che produrre un’altra interpretazione semiscolastica, modellata su come la Commedia verrà insegnata a scuola, mi sono battuta per qualcosa che trasmettesse il carattere avventuroso del poema e la sua immediatezza. Quindi qui non ci sono lussuriosi, né sodomiti, simoniaci o suicidi, benché essi siano centrali nella versione “alta” del poema, e tali da non poter essere da me trascurati quando insegno Dante agli studenti universitari. Piuttosto che ricordare ai miei giovani lettori cosa si stanno perdendo, presento argomenti che conoscono fin troppo bene: avidità, rabbia, violenza, menzogna e meschinità.

“”Ho scritto “Il viaggio di Dante” prima in italiano. Soltanto poi, su richiesta dell’editore, ho fatto una versione in inglese. Tradurre me stessa ha presentato una serie di sfide inaspettate, soprattutto perché la versione italiana aveva assorbito tanti echi linguistici dell’originale. La versione italiana non poteva non aprirsi con un riferimento al famoso “Nel mezzo del cammin” di Dante (di qui l’inizio con “Nel mezzo della notte”), né terminare con la parola “stelle”. Tuttavia, una relazione lessicale così diretta con l’originale può essere resa in inglese solo approssimativamente. In entrambe le lingue mi sono battuta per una giocosità poetica che mettesse in risalto il sistema dantesco del contrappasso. Così le anime iraconde vanno in fumo e quelle violente finiscono bollite nel loro stesso sugo. Le illustrazioni di Aline Cantono di Ceva danno forma ai bisticci linguistici, e molte di loro realizzano una sorta di traduzione visiva giocata sulle ben note immagini dell’Inferno di Doré. Con l’aiuto di Virgilio, Dante si rende conto che la casa è “un vero paradiso”, ed essi tornano dall’inferno sulla terra, al calore del loro letto.””

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[1] Susana Bayó Belenguer, Eiléan Ni Chuilleanâin & Cormac Ó Cuilleanâin (Eds), assisted by Giulia Zuodar, Translation right or wrong, Four Courts Press Ltd, Dublin, Ireland, and Portland, OR, 2013, pp. 78-90.