John Agard è un poeta inglese nato nel 1949 a Georgetown, Guyana britannica, e oggi residente in Inghilterra. Ha pubblicato nel 2009 una riduzione dell’Inferno dantesco – The Young Inferno – dedicata agli adolescenti. Questa versione, riccamente illustrata dal disegnatore giapponese Satoshi Kitamura, presenta un giovane protagonista (un Dante ragazzo che indossa una felpa con cappuccio decorata con la parola Hell), il quale viaggia negli inferi con il maestro di favole Esopo, al posto di Virgilio, come sua guida.

Anche nella versione di Agard, così come in quella coeva di Virginia Jewiss, Dante diventa molto più giovane ed assume la stessa età dei lettori. Inoltre, “la prosa lascia il posto a una forma poetica che è molto attenta al linguaggio e alla struttura dei versi di Dante e che tende a misurarsi giocosamente con essi”.

Le rime di Agard ricordano la terza rima di Dante, ma al tempo stesso le mostruosità dell’inferno vengono modernizzate, ed ecco che da un lato fa la sua apparizione un Frankenstein che suona la chitarra, dall’altro appaiono improvvisamente personaggi attuali, come George W. Bush e Tony Blair.  Inoltre, “la presenza di Esopo aumenta il potenziale narrativo delle tre bestie che bloccano il percorso di Dante e consente ad Agard di incorporare molti più animali, un elemento tradizionale della letteratura per bambini, di quanti si possano trovare nell’originale”.

Dopo aver raggiunto il fondo dell’Inferno, il giovane Dante di Agard torna sulla terra attraverso una botola che si apre su una biblioteca. Lì vede una ragazza e le domanda: “Sei tu la fata buona?”. Si tratta di Beatrice. Il libro termina con loro che escono dalla biblioteca ed entrano in un negozio di fiori.

Nel mezzo della mia meraviglia d’infanzia
Mi sono svegliato e mi sono ritrovato in una foresta
che era – come dire? – selvaggia e scura.
Senza luce. Nessuna stella scintillante.
L’intera faccenda era spaventosa e un po’ pruriginosa.
Tremo ancora nelle mie scarpe da ginnastica solo a pensare
a quei mostri, accovacciati tra le foglie, da far rizzare i capelli in testa,
e alla morte stessa, camuffata dietro un sorriso beffardo,
intenta a provare i suoi sussurri al vento.
A un certo punto sono lì, a mettere in ordine la mia stanza.
Poi ascolto il sussulto del mio cuore
senza direzione, solo tanti sentieri malinconici.
Forse domani mi sveglierò da questo incubo.
Ma adesso questa ferocia era reale.
Sì, stavo nuotando in una pozza di paura.

 

Non riuscivo a distinguere il nord dal sud, l’ovest dall’est.
All’improvviso un leopardo si presentò davanti a me.
Ho gridato: “Togliti di mezzo, tu, bestia maculata!”
Ora un leone mi stava fissando
scuotendo la sua criniera dorata con un grande ruggito
e bloccando brutalmente i miei passi.
Poi apparve una lupa che ululava assetata di sangue.
L’aria tremava al frastuono e io mi chiedevo
Perché io? Assomiglio a Cappuccetto Rosso?

 

Ho riflettuto sul significato di queste tre creature.
Un leopardo… un leone… una lupa…
tutti spaventosi, eppure in qualche modo sereni.
Poi un uomo dalla pelle scura apparve sopra la cima di un albero.
Non più alto di un nano, parlava dall’alto.
“Sono la tua guida”, disse. “Mi chiamo Esopo.”

ooOoo