Rose E. Selfe 

Rose E. Selfe, una studiosa inglese innamorata di Dante e di Firenze, è in assoluto la prima persona che ha avuto l’idea di pubblicare una riduzione della Divina Commedia dedicata ai bambini. Di lei non abbiamo molte notizie. Sappiamo che nel 1906 è apparsa a Londra una sua traduzione in inglese delle Croniche Fiorentine di Giovanni Villani, ma è probabile che Rose Selfe fosse originaria dell’Inghilterra centrale, dato che la sua presentazione del poema dantesco ai bambini (How Dante Climbed the Mountain) era apparsa quasi vent’anni prima, nel 1887, sotto forma di “letture domenicali” (Sunday Readings), con una prefazione a firma del vescovo di Ripon, che è appunto una piccola città dello Yorkshire non lontana da Leeds.[1]

Il vescovo aveva accolto con entusiasmo la scelta di Rose Selfe di accompagnare i bambini attraverso le scene del Purgatorio: “Non è il caso di far conoscere troppo presto ai più piccoli le scene bizzarre e terribili dell’Inferno; il Paradiso sarebbe al di là della loro comprensione; ma la storia del Purgatorio è alla loro portata e, usata correttamente, può diventare una sorta di Pilgrim’s Progress, ricco di verità profonde e di lezioni di vita”.[2]

Chiunque abbia letto le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain sa quale rilievo avessero, per l’educazione dei giovani anglosassoni dell’Ottocento, le lezioni della Scuola Domenicale. Gli stessi frequenti accenni al Pilgrim’s Progress, non solo nella prefazione, ma anche nel testo di Rose Selfe, dimostrano che lo scopo della sua opera non era soltanto uno scopo di educazione civile e letteraria, ma anche uno scopo di educazione religiosa. Infatti, il romanzo Pilgrim’s Progress (“Il viaggio del pellegrino”) è un’allegoria religiosa inglese del Seicento, scritta dal predicatore John Bunyan e ancora molto popolare nell’Ottocento, costituendo, fino a tempi non lontanissimi, una sorta di guida spirituale offerta ai giovani inglesi e americani come ausilio nel loro “pellegrinaggio attraverso la vita”.[3]

Ecco come Rose Selfe narra l’incontro di Dante e Virgilio con Catone l’Uticense all’inizio del Purgatorio:

 

Ora si trovavano ai piedi di una montagna. Dapprima Dante non riusciva a pensare ad altro che alla bellezza della notte, allo splendore luminoso delle stelle lassù e al dolce colore blu zaffiro del cielo, ma dopo aver ritemprato i suoi occhi con tutta questa bellezza, ebbe modo di guardare intorno a sé, e constatò che non erano più soli. Davanti a loro c’era un vecchio, i cui capelli e barba bianchi ispirarono a Dante un profondo rispetto. Il suo viso era così illuminato dalla luce smagliante delle stelle che era come se il sole stesse splendendo su di loro. Il venerando vecchio era Catone, il guardiano della Montagna della purificazione, che dava il benvenuto a tutte le anime che arrivavano dalla nostra terra e le accoglieva entro quei confini. Catone disse a Dante e a Virgilio che dal punto in cui si trovavano non si poteva iniziare a salire la montagna e suggerì loro di raggiungere la spiaggia, perché il monte sorgeva dal centro di un’ isola. Vicino alla riva, disse loro, Virgilio doveva raccogliere un giunco ​​flessibile e cingerne Dante, per poi lavargli il viso dai residui di lacrime e di fumo che aveva accumulato durante il suo ultimo viaggio.

Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Purg. I, 70-72

Cliccate qui per vedere il frontespizio e le prime pagine di How Dante Climbed the Mountain, di Rose E. Selfe.

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Elizabeth Harrison

Cinque anni dopo l’opera di Rose Selfe, una seconda riduzione della Commedia dedicata ai bambini venne pubblicata negli Stati Uniti, ad opera di Elizabeth Harrison (1849-1927), un’importante pedagoga, studiosa del metodo Montessori e fondatrice nel 1886 della National Louis University di Chicago, allora denominata Chicago Kindergarten College. La sua traduzione dedicata all’infanzia è intitolata The Vision of Dante ed è apparsa a Chicago nel 1892, illustrata con alcune tavole in bianco e nero dell’artista inglese Walter Crane (1845-1915).[4]

Elizabeth Harrison ha contributo alla storia dell’emancipazione femminile ed è ricordata dalla sua amica e collega Jane Addams, la prima donna americana a ricevere il Nobel per la Pace nel 1931, con queste parole: “Elizabeth has done more good than any woman I know. She has brought light and power to all the educational world”.[5]

Anche Harrison si sofferma maggiormente sulla cantica del Purgatorio. Ecco come ci rappresenta la Valletta dei Principi, dove Dante e Virgilio passano la notte dopo avere incontrato Sordello:

 

Virgilio sapeva che la cosa più saggia e migliore da fare nelle ore di oscurità era restare fermi e aspettare più luce. Un uomo che avevano incontrato per strada indicò una valletta sicura dove potevano restare finché non fosse tornato il sole.
Ah, come avrei voluto che tu potessi vedere quella valle!
Era chiamata la Valle dei Principi. Mentre si avvicinavano, ebbero una visione del luogo più incantevole che si potesse immaginare. Se l’oro e l’argento e lo scarlatto e il verde e l’azzurro e tutti i colori più belli del mondo fossero messi insieme in un giardino fiorito, non farebbero niente di così bello quanto lo è stata questa Valle dei Principi. Non solo i colori erano così belli, ma i profumi erano i più dolci mai respirati. Entrarono in silenzio e lentamente nella valle e si sedettero. L’aria intorno a loro diventava sempre più scura mentre il sole tramontava dietro le montagne.

Non avea pur natura ivi dipinto,
ma di soavità di mille odori
vi facea uno incognito e indistinto.
Purg. VII, 79-81

Cliccate qui per vedere il frontespizio, le prime pagine e alcune tavole tratte da The Vision of Dante, di Elizabeth Harrison.

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Ettore Janni

In Italia, il primo a cimentarsi con l’idea di presentare Dante Alighieri ai bambini è stato il giornalista abruzzese Ettore Janni (1875-1956), che pubblicò nel 1921, a Milano, In piccioletta barca. Libro della prima conoscenza di Dante. A quell’epoca Janni svolgeva la sua professione come critico letterario presso il Corriere della Sera, giornale che però dovette lasciare pochi anni dopo, insieme con il suo collega e amico Luigi Albertini, perché entrambi sgraditi al regime fascista. La sua è una narrativa celebrativa e patriottica della figura di Dante, ritenuto “figlio glorioso” della nazione, che “non fu mai avvolto dall’ombra” della dimenticanza, avendo “le ali della Poesia che lo portavano”. [6]

Janni racconta così come Sordello accompagna Dante e Virgilio alla Valletta dei Principi:

 

«Colà», disse quell’ombra, «n’anderemo
dove la costa face di sé grembo;
e là il novo giorno attenderemo».
Purg. VII, 67-69

Cliccate qui per vedere la copertina e le prime pagine del libro In piccioletta barca di Ettore Janni.

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Dino Provenzal

Nel 1922 venne pubblicato a Firenze Il Dante dei piccoli. Come tre ragazzi arrivarono a capire la “Divina Commedia”, di Dino Provenzal (1877-1972), che ebbe un discreto successo, tanto che la prima edizione si esaurì in pochi mesi e il libro fu ripubblicato nel 1924. Dino Provenzal dedicò la sua vita alla scuola, fu professore e preside in diversi licei, ma era anche un giornalista e scrisse per il Corriere dei Piccoli. La sua idea di far raccontare il poema dantesco da uno zio a tre nipoti (una ragazza e due ragazzi) è stata un’idea vincente.

Di Provenzal è stata giustamente sottolineata la maestria e la chiarezza arguta con la quale egli ha saputo adottare espressioni “calde ma non superficiali”, come quando ha definito i Guelfi e i Ghibellini rispettivamente come “partigiani del Papa” e “partigiani dell’Imperatore”, consentendo così ai giovani di penetrarne il significato con maggiore immediatezza. [7]

La freschezza e l’immediatezza dell’approccio di Dino Provenzal è particolarmente apprezzabile da come l’autore presenta ai suoi giovani lettori l’incontro fra Dante e l’imperatore Giustiniano nel Paradiso.

Provenzal non si sofferma tanto sulle vicende dell’Impero, quanto sull’operato di Giustiniano come grande legislatore e, più in particolare, al fatto che Giustiniano indichi a Dante un unico “spirito beato” tra quelli presenti con lui nel Cielo di Mercurio: lo spirito di Romeo di Villanova, che era stato primo ministro di Raimondo Berengario IV, conte di Provenza. Giustiniano lo indica a Dante come esempio di grande fedeltà istituzionale – come diremmo noi oggi – rappresentato da un onesto servitore dello Stato che, avendo sempre operato per il bene della res publica, è dovuto soccombere ai nemici della stessa. Ecco il racconto di Dino Provenzal:

 



Indi partissi povero e vetusto;
e se ‘l mondo sapesse il cor ch’elli ebbe
mendicando sua vita a frusto a frusto,
assai lo loda, e più lo loderebbe».
Par. VI, 139-142

Cliccate qui per vedere il frontespizio e le prime pagine del libro Il Dante dei piccoli di Dino Provenzal.

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Gherardo Ugolini

L’ultimo adattamento per bambini della Divina Commedia apparso prima della seconda guerra mondiale è stato Il piccolo Dante, pubblicato a Brescia dalla casa editrice “La Scuola” nel 1928. L’autore è Gherardo Ugolini (1885-1960), insegnante elementare e autore di diversi libri per l’infanzia, tra cui alcuni adattamenti dei poemi omerici. Il piccolo Dante, illustrato da Francesco Carlo Salodini (1903-1950), ottenne molte ristampe e fu ripubblicato nel 1954 con il nuovo titolo Dante, il mistico pellegrino, e con l’aggiunta di alcune tavole a colori di Anna Maria Coccoli (1929-2014).

Anche Ugolini, come Provenzal, mette in rilievo la figura di un fedele servitore dello Stato caduto in disgrazia a seguito di calunnie subite da parte di altri cortigiani invidiosi e nemici della res publica. Si tratta del giurista Pier delle Vigne, ben più celebre dell’umile Romeo di Villanova e prezioso consigliere dell’imperatore Federico II di Svevia. Egli fu l’artefice delle importanti riforme legislative imperiali del XIII secolo, note come Costituzioni di Melfi, e morì suicida nel 1249. Dante l’incontra, trasformato in un albero, nel settimo cerchio dell’Inferno dove sono puniti appunto i suicidi. Su suggerimento di Virgilio, Dante spezza un rametto dell’albero, ma da quella ferita esce sangue e anche il lamento risentito dell’albero stesso.

Ecco come Gherardo Ugolini narra l’episodio:

Per le nove radici d’esto legno
vi giuro che già mai non ruppi fede
al mio segnor, che fu d’onor sì degno.
E se di voi alcun nel mondo riede,
conforti la memoria mia, che giace
ancor del colpo che ’nvidia le diede.
Inf. XIII, 73-78

Cliccate qui per vedere il frontespizio, le prime pagine e alcune tavole tratte da Il piccolo Dante di Gherardo Ugolini.

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“L’Inferno di Topolino”

Dopo gli anni bui del regime fascista e dell’ultimo conflitto mondiale emerge una nuova modalità di presentazione del poema di Dante al mondo dei bambini: una modalità meno prossima a una ricerca di apprendimento infantile immediatamente “serio” del testo originario e più propensa alla ricerca alternativa di possibili “forme di mediazione propedeutiche”, fino a creare intorno al testo della Divina Commedia “spazi narrativi idonei a operare una riscrittura” che a sua volta possa produrre conoscenza attraverso “un esempio emblematico di lettura di intrattenimento”. È così che nell’ottobre del 1949 nasce a Milano L’inferno di Topolino, che viene pubblicato a puntate dall’editore Mondadori sul settimanale a fumetti “Topolino”.[8]

L’inferno di Topolino è un’elaborazione interamente italiana tratta dalle creazioni di Walt Disney, realizzata da Guido Martina (1906-1991), disegnata da Angelo Bioletto (1906-1986) e costruita parafrasando l’Inferno dantesco. Vengono conservate le terzine di endecasillabi per creare il tessuto narrativo.

“Non mancano riferimenti puntuali al poema dantesco, ma l’opera è ricca di trovate paradossali e parodistiche, come quella dell’utilizzo della bicicletta per intraprendere il viaggio nell’oltretomba”. [9] Ne nascono versi e scene gustose e divertenti, come ad esempio quelle che segnano l’incontro tra Dante-Topolino e Virgilio-Pippo, con le cui strisce originali ci sembra giusto concludere questo articolo.

Cliccate qui per vedere il seguito della storia

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[1] Rose E. Selfe, How Dante Climbed the Mountain. Sunday Readings with the Children from the ‘Purgatorio’, London 1887, ristampato s.d. da Leopold Classic Library. Per un commento all’opera di Rose Selfe si veda Virginia Jewiss, Hell for kids: translating Dante’s Divine Comedy for children, in Susana Bayó Belenguer e altri, Translation Right or Wrong, Four Courts Press, Dublin and Portland, 2013, pp. 79-82.

[2] “One would not too early familiarise childhood with the weird and terrible scenes of the Inferno, while the Paradiso would be beyond their powers; but the story of the Purgatory is within their grasp and, rightly used, it becomes a sort of Pilgrim’s Progress, full of deep truth and life-lessons”.

[3] John Bunyan, The Pilgrim’s Progress from This World to That Which is to Come: Delivered under the Similitude of a Dream, London 1678, ristampato più volte da Penguin Classics.

[4] Elizabeth Harrison, The vision of Dante, ‘A story for little children and a talk to their mothers’, Chicago 1892, 2a edizione 1894. Cfr. Virginia Jewiss, Hell for kids, cit., pp. 81-83.

[5] Grazia Gotti, in IBBY, International Board on Book for Young people, https://www.ibbyitalia.it/il-piccolo-dante/.

[6] Sabrina Fava, Dante per i bambini: percorsi tra riduzioni e riscritture nella prima metà del Novecento, in “Ricerche di Pedagogia e Didattica – Journal of Theories and Research in Education”, 9, 3 (2014).

[7] Sabrina Fava, cit.

[8] Ibidem

[9] Ibidem