Amnesty per Giulio 2

Giulio Regeni

fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

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Egitto, Giulio Regeni: dichiarazione di Amnesty International Italia

Alla notizia del ritrovamento, al Cairo, del corpo del ricercatore italiano Giulio Regeni con segni di tortura, Amnesty International Italia, sollecita il Governo italiano affinché solleciti a sua volta quello egiziano a chiarire al più presto le modalità del drammatico episodio. «Ci aspettiamo da parte delle autorità egiziane – prosegue la dichiarazione – un’inchiesta approfondita, rapida e indipendente. La tortura in Egitto è un fatto comune e Regeni era scomparso in un giorno di particolare tensione, il 25 gennaio, quinto anniversario della rivolta che portò alla caduta di Hosni Mubarak».

Leggi “Dalle piazze al carcere: una generazione di giovani attivisti schiacciata dalla repressione in Egitto”

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«Sette costole rotte, segni di scosse elettriche sui genitali, lesioni traumatiche e tagli inferti con lame affilate su tutto il corpo, lividi e abrasioni e anche un’emorragia cerebrale».
Ancora strazianti dettagli dell’autopsia del corpo di Giulio Regeni, che arrivano questa volta dalla Reuters. Ma la certezza sulle cause della morte, almeno sul fronte egiziano, è ancora da escludere perché il referto autoptico è stato secretato dalla Procura generale del Cairo e perché la stessa agenzia ha spiegato di non esserne in possesso. E se da un lato c’è la conferma che il ricercatore sia stato torturato, dall’altro questi elementi si vanno ad aggiungere a quelli della perizia italiana, che aveva parlato di morte sopraggiunta per un «violento colpo al collo».
Esplora il significato del termine: Il nastro delle ultime ore della morte di Giulio si riavvolge e si ingarbuglia. Nella giornata di ieri è stato il New York Times a rivelare che Regeni sarebbe stato arrestato da agenti di una non precisata agenzia di intelligence. Un’ammissione anonima, la prima, che proverrebbe da tre funzionari della sicurezza egiziani, e sembrerebbe confermare la versione comunicata da un «supertestimone» agli investigatori italiani, ma che lascia ancora molti dubbi.

Diversi testimoni hanno detto al New York Times che il 25 gennaio, alle 7 di sera, due poliziotti in borghese perquisivano i passanti nella strada che il ricercatore italiano ha preso per raggiungere la metropolitana Behooth. Ma altri giornalisti, del Times di Londra, percorrendo lo stesso tragitto non sono riusciti ieri a trovare alcun testimone che lo confermasse. «Sappiamo solo che c’erano più forze di sicurezza del solito». C’è poi il supertestimone, lo stesso che ha parlato nei giorni scorsi agli investigatori italiani, che avrebbe visto i due agenti fermare il ragazzo: uno di loro avrebbe controllato la sua borsa, l’altro il passaporto, poi l’hanno portato via. Il testimone afferma, come nei giorni scorsi riportato dal Corriere, di aver riconosciuto uno degli agenti, poiché si era recato all’appartamento facendo domande su Giulio. Ma al coinquilino Mohammed El Sayed questa versione non risulta.

Infine il quotidiano intervista separatamente tre agenti della sicurezza anonimi, i quali confermano che Regeni quella sera sarebbe stato arrestato perché durante il controllo per strada «era stato maleducato e si era comportato come un duro», aggiungendo che, una volta controllato il suo telefono, gli agenti avrebbero trovato i contatti di persone legate alla Fratellanza musulmana e al Movimento di sinistra 6 Aprile. «Hanno pensato che fosse una spia. Dopotutto, chi viene in Egitto a studiare i movimenti sindacali?».

Quel che è chiaro, sottolinea il New York Times, è che gli investigatori egiziani non si sono curati di chiedere i video di sorveglianza a quattro negozi affacciati sulla strada. Le telecamere avrebbero ripreso la sua cattura. Ma ora è troppo tardi per appurarlo, i video sono stati cancellati. E mentre le domande si rincorrono da Roma al Cairo, il pubblico ministero Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta sulla morte del ricercatore, ha sentito ieri la sorella di Giulio, Irene, un’amica, due professori e tre ricercatori. Il tutto mentre Ros e polizia hanno acquisito nuovo materiale informatico fornito dai familiari. Restano tanti gli interrogativi che non trovano risposta.
shadow carouselGiulio Regeni, lo studente italiano trovato morto al Cairo
Il nastro delle ultime ore della morte di Giulio si riavvolge e si ingarbuglia. Nella giornata di ieri è stato il New York Times a rivelare che Regeni sarebbe stato arrestato da agenti di una non precisata agenzia di intelligence. Un’ammissione anonima, la prima, che proverrebbe da tre funzionari della sicurezza egiziani, e sembrerebbe confermare la versione comunicata da un «supertestimone» agli investigatori italiani, ma che lascia ancora molti dubbi.

Diversi testimoni hanno detto al New York Times che il 25 gennaio, alle 7 di sera, due poliziotti in borghese perquisivano i passanti nella strada che il ricercatore italiano ha preso per raggiungere la metropolitana Behooth. Ma altri giornalisti, del Times di Londra, percorrendo lo stesso tragitto non sono riusciti ieri a trovare alcun testimone che lo confermasse. «Sappiamo solo che c’erano più forze di sicurezza del solito». C’è poi il supertestimone, lo stesso che ha parlato nei giorni scorsi agli investigatori italiani, che avrebbe visto i due agenti fermare il ragazzo: uno di loro avrebbe controllato la sua borsa, l’altro il passaporto, poi l’hanno portato via. Il testimone afferma, come nei giorni scorsi riportato dal Corriere, di aver riconosciuto uno degli agenti, poiché si era recato all’appartamento facendo domande su Giulio. Ma al coinquilino Mohammed El Sayed questa versione non risulta.

Infine il quotidiano intervista separatamente tre agenti della sicurezza anonimi, i quali confermano che Regeni quella sera sarebbe stato arrestato perché durante il controllo per strada «era stato maleducato e si era comportato come un duro», aggiungendo che, una volta controllato il suo telefono, gli agenti avrebbero trovato i contatti di persone legate alla Fratellanza musulmana e al Movimento di sinistra 6 Aprile. «Hanno pensato che fosse una spia. Dopotutto, chi viene in Egitto a studiare i movimenti sindacali?».

Quel che è chiaro, sottolinea il New York Times, è che gli investigatori egiziani non si sono curati di chiedere i video di sorveglianza a quattro negozi affacciati sulla strada. Le telecamere avrebbero ripreso la sua cattura. Ma ora è troppo tardi per appurarlo, i video sono stati cancellati. E mentre le domande si rincorrono da Roma al Cairo, il pubblico ministero Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta sulla morte del ricercatore, ha sentito ieri la sorella di Giulio, Irene, un’amica, due professori e tre ricercatori. Il tutto mentre Ros e polizia hanno acquisito nuovo materiale informatico fornito dai familiari. Restano tanti gli interrogativi che non trovano risposta.

15 febbraio 2016

 

Qui la notizia dell’assassinio di Giulio Regeni su Wikipedia in arabo

La traduzione in arabo dei versi 119-120 del Canto V dell’Inferno, che compare su questa pagina, è opera dell’accademico egiziano Hassan Osman (cliccare qui)

 

anemone