Dante, Inferno, Canto XXVI, vv. 91-142

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Traduzione in giapponese di Heizaburō Yamakawa – Trascrizione in caratteri latini

Per ascoltare la lettura di Kazuo Okuma cliccate qui sotto

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hitotose amari Gaeta-ni chikaku warewo 1
kakuseshi Chiruche-to wakaresarerutoki
konoitsukushimi, oitaruchichino uyamai,
matawa Penerope-wo
orokobashubekarishi meotonoaisura
yonosama hitonozen’akuwo ajiwahi shirantono
wagatsuyokinegaini kachigataku

 

«Quando
mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enea la nomasse,
né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ’l debito amore
lo qual dovea Penelopé far lieta,
vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore;

warewa tada issounofunewoete warewo
sutezarishi wazukano tomoto fukaki
iroki umini ukabinu

ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

Supania, Morokko ni itarumade higanwomo
shiganwomo mi, mata Sarudinia-tou oyobi
shihou konoumini arawaruru hokano shimajimawomo mitari

L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.

hitono koyurunakarantame Erukure-ga shirushiwo
tateshi semaki kuchini iretarukoroniwa
waremo tomoramo haya toshioite osokariki,
mighiniwa ware Sibiria-wo hanare hidariniwa
sudeni Setta wo hanareki

Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi,
acciò che l’uom più oltre non si metta:
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.

wareiu, a-a chiyorozuno ayaukiwo hete
nishini kitareru kyodaitachiyo, nanjira hiwo oi
nokoru mijikaki gokan-no mezameni
hitonakisekaiwo shirashimeyo,
nanjira motowo omowazuya

“O frati”, dissi “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

nanjirawa kemononogotoku ikurutameni
tsukurareshimononi arazu,
tokuto chishikiwo motomen tamenari

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

waga konomijikaki kotobawo kikite tomowa
mina isamite michinisusumuwo negai,
imawa tatoe todomutomo oyobigatashito mietariki
kakareba tomowo asani muke,
kaiwo tsubasatoshite kuruitobi,
taezu hidarini funewo yosetari

Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

yoruwa ima nan’kyokuno subeteno hoshiwo mi,
hokkyokuwa itohikukushite umino
yukayori noborukotonashi

Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte e ’l nostro tanto basso,
che non surgea fuor del marin suolo.

warera nan’roni irishiyori konokata,
gekkanohikari itsutabi sae itsutabi kiyuruni
oyoberukoro kanatani arawareshi hitotsuno yama ari,
hodotoukereba iro usuguroku,
mata sonotakasawa wagamishi
yamano izurenimo masaruni nitariki

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ’ntrati eravam ne l’alto passo,
quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avea alcuna.

warerawa yorokoberi,
saredo konoyorokobiwa tadachini nagekini kawareri,
ichijin’no sen’pu atarashiki kugayori
okorite funeno omotewo uchi
arayuru mizuto tomoni mitabi koreni
megurashi yotabini itarerite sono tomowo age
hesakiwo oroseri kore mikokorono narerunari
tsuini umiwa warerano ueni tojitariki

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
ché de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che ’l mar fu sovra noi richiuso».

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1 Nella lettura di Kazuo Okuma, per ragioni tecniche, sono omesse le parole “kowa Enea ga kononawo ataezarishi sakinokotonari” (“prima che sì Enea la nomasse”).