Håkon V Magnussøn

Håkon V Magnussøn

All’epoca di Dante in Italia non si avevano notizie molto precise sulla Norvegia.  Dante la cita una volta sola nella Divina Commedia, là dove include tra i cattivi sovrani cristiani d’Europa il re che ne occupa il trono ai tempi suoi:  re Acone V, ovvero Håkon V Magnussøn, che regnò sulla Norvegia dal 1299 al 1319.

Dante non precisa in nessun modo le malefatte che attribuisce a re Acone, ma sta di fatto che  il sovrano norvegese è uno dei sedici regnanti cristiani europei ricompresi da Dante nella severa invettiva dell’Aquila celeste.  L’Enciclopedia dantesca, basandosi sulle traduzioni con commenti di Molbech e di Lovén in danese e in svedese, ipotizza che il motivo stia nel fatto che Håkon V aveva dato asilo agli assassini del re danese Erik V nel 1288 e con il loro aiuto aveva mosso guerra contro il suo successore Erik VI, con conseguenze disastrose per tutti e due i regni. E ben può essere che Dante abbia avuto notizia di queste vicende da commercianti fiorentini che avevano rapporti con quei paesi del nord.[1]

In ogni caso, qualunque sia il motivo, Dante condanna il sovrano norvegese affermando che anche lui, nel giorno del giudizio universale, vedrà il suo nome inserito con le sue malefatte nel grande libro eterno della giustizia divina. E così Dante coinvolge anche re Acone – così come il suo collega portoghese Dionigi (pure condannato senza una specifica motivazione) – nella domanda retorica pronunciata dall’Aquila celeste:  «che cosa mai potranno dire loro i non cristiani (li Perse) quando vedranno che cosa c’è scritto in quel volume?».

Ecco i versi di Dante che riguardano re Acone di Norvegia (Par. XIX, 112-114 e 139-140):

Che poran dir li Perse a’ vostri regi,
come vedranno quel volume aperto
nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
………………
E quel di Portogallo e di Norvegia
lì si conosceranno…

Gli stessi versi sono stati così tradotti in norvegese da Magnus Ulleland:

Kva mun dei persiske til dykkar kongar
seie, når dei får sjå den boka open,
der dei får ført i pennen alt sitt illverk?
………………
Og han fra Portugal og han fra Noreg
vil kunne kjennast der…


[1] C. Wiborg Bonafede, Enciclopedia dantesca, vol. IV, p. 75.  Un antico refuso, che è stato tramandato da qualche commentatore medioevale sino al nostro tempo, fa sì che questo re norvegese venga spesso indicato ancora oggi come Acone VII. Soltanto il più recente traduttore e commentatore norvegese ha rilevato l’equivoco (Magnus Ulleland, Paradiset, Oslo 1996, p. 140, nota al verso 139).  Si tratta, tra l’altro, di un refuso piuttosto singolare, dato che Håkon VII esiste, ma ha regnato sulla Norvegia seicento anni dopo Dante, dal 1906 al 1957, ed è un sovrano molto stimato per essersi opposto con grande coraggio e dignità alle pretese dell’invasore nazista (cfr. Geirr H. Haarr, The German Invasion of Norway, Barnsley 2009).

Isaac van Geelkercks, mappa di Oslo (già Christiania), 1648