David VI, dinastia Bagration, re di Georgia ai tempi di Dante, affresco nel monastero di Gelati

Testo tratto da Enciclopedia Dantesca

La cultura georgiana, in epoca sovietica, ha avuto una traduzione completa della Commedia per merito di Konstantin Gamsachurdia. La sua traduzione (in collaborazione con Konstantin Čičinadze) dell’Inferno apparve a Tbilisi nel 1933; a essa seguì quella del Purgatorio (1938) e quella del Paradiso (pubblicata assieme alle prime due cantiche nel 1941).

Allo stesso Gamsachurdia sono dovuti le introduzioni e i commenti dell’edizione ricordata, e il suo diuturno lavoro dantesco si è poi compendiato nel saggio Dante Alighieri (in K. Gamsachurdia, Kritika, I, Tbilisi 1956). La dantologia di lingua e cultura georgiana conta altresì alcuni studi generali sull’opera di Dante, come quelli di O. Džinorija, Dante, ultimo poeta del Medio Evo e primo dell’età moderna, in “Lavori dell’Università di Tbilisi”, LXI, 1956, 179-209, e quelli di N. Urušadze, compresi nei suoi Studi di letteratura straniera, Tbilisi, 1960, 74-101. Ma l’attenzione degli studiosi georgiani si è fermata soprattutto sul problema dei rapporti (meglio, dei paralleli) tra l’universo dantesco e quello del  rinascimento georgiano, con particolare riguardo al poeta Shota Rustaveli (sec. XII). Così K. Kapaneli, Genesi del senso estetico: Dante e Rustaveli, in “Lavori dell’Università di Tbilisi”, XIV, 1940; e così Š. Nuzubidze, che nel volume Rustaveli e il Rinascimento occidentale, Tbilisi 1947, stabilisce un parallelo tra Dante stesso e Rustaveli.