Dionigi I Agricola, re del Portogallo dal 1279 al 1325

Dobbiamo pensare che le conoscenze di Dante a proposito del Portogallo fossero piuttosto scarse. Il Poeta ne parla solo in un punto della Divina Commedia, là dove include – poco generosamente – tra i cattivi sovrani cristiani d’Europa re Dionigi l’Agricola (Dom Diniz o Lavrador), che regnò sul Portogallo dal 1279 al 1325.

In realtà re Dionigi fu un sovrano illuminato, diede grande sviluppo all’economia e all’agricoltura, favorì le arti e la cultura e fondò nel 1290 lo Studio generale di Lisbona, poi trasferito a Coimbra.  Nonostante ciò il sovrano portoghese è uno dei sedici regnanti cristiani europei ricompresi da Dante (senza una specifica motivazione) nella severa invettiva dell’Aquila celeste, forse perché troppo impegnato in campo economico.  Uno dei primi commentatori della Divina Commedia (il notaio fiorentino Andrea Lancia, autore del cosiddetto Ottimo commento, contemporaneo di Dante e quindi anche di re Dionigi) spiega la cosa dicendo che il sovrano portoghese era «tutto dato ad acquistare avere» e conduceva la sua vita «come uno mercatante».

Ma è più probabile che Dante abbia voluto implicitamente estendere all’incolpevole re Dionigi del Portogallo la stessa malefatta da lui attribuita al detestato re di Francia Filippo il Bello, che aveva determinato la soppressione dell’ordine dei Templari incamerandone i beni. Infatti anche il re del Portogallo, dopo la soppressione di quell’ordine cavalleresco aveva laicamente tentato di farne attribuire i beni alla Corona e, non essendoci riuscito, aveva istituito nel 1319 un nuovo ordine religioso-militare nazionale (“Combattenti per Gesù Cristo”) cui aveva assegnato quei beni.[1]

In ogni caso, qualunque sia il motivo, Dante condanna il sovrano portoghese affermando che anche lui, nel giorno del giudizio universale, vedrà il suo nome inserito con le sue malefatte nel grande libro eterno della giustizia divina. E così Dante coinvolge anche re Dionigi – così come il suo collega norvegese Acone (pure condannato senza una specifica motivazione) – nella domanda retorica pronunciata dall’Aquila celeste:  «che cosa mai potranno dire loro i non cristiani (li Perse) quando vedranno che cosa c’è scritto in quel volume?».

Ecco i versi di Dante che riguardano re Dionigi del Portogallo (Par. XIX, 112-114 e 139-140):

Che poran dir li Perse a’ vostri regi,
come vedranno quel volume aperto
nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
………………
E quel di Portogallo e di Norvegia
lì si conosceranno…

Gli stessi versi sono stati così tradotti in portoghese da Vasco Graça Moura:

Os Persas que dirão a vossos régios
senhores, quando virem livro aberto
onde se escrevem deles sacrilégios?
………………
E o de Portugal e o de Noruega
Lá se conhecerão…


[1] Vasco Graça Moura, A Divina Comedia de Dante Alighieri, Lisbona 1997, p. 765, nota 139.  Cfr. P. Palumbo, in Enciclopedia dantesca, vol II, p. 460; vol. IV, p. 610.  Per rendere giustizia a re Dionigi l’Agricola ricordiamo che, nel suo capolavoro Os Lusíadas, il poeta nazionale portoghese Luís de Camões (1524-1580) esalta così il regno illuminato di questo sovrano (III, 96):  «Eis depois vem Dinis, que bem parece / Do bravo Afonso estirpe nobre e dina, / Com quem a fama grande se escurece / Da liberalidade Alexandrina. / Com este o Reino próspero florece / (Alcançada já a paz áurea divina) / Em constituições, leis e costumes, / Na terra já tranquila claros lumes».

Lisbona nel Settecento