Alla nascita di Dante la città di Trieste era ancora governata dai suoi vescovi in seguito al privilegio concesso circa tre secoli prima (precisamente nel 948) al vescovo triestino Giovanni III da Lotario II re di Provenza e re d’Italia.  Il dominio vescovile era però entrato in crisi a causa delle enormi spese dovute alle continue guerre con la Repubblica di Venezia, tanto che nel 1295 il vescovo Brissa de Toppo rinunciò formalmente alle sue ultime prerogative e cedette il governo di Trieste alla comunità cittadina, costituitasi nel frattempo in libero comune.  Il libero comune rimase tale, nonostante le persistenti ambizioni egemoniche di Venezia, per tutta la prima metà del Trecento.

Nelle opere di Dante la città di Trieste non è mai citata.

Trieste ha dato i natali a quattro personaggi che hanno dato un loro contributo agli studi su Dante e alla divulgazione delle sue opere.

Saul Formiggini (1807-1873) è stato uno scrittore e medico ebreo il cui nome è legato a una traduzione in ebraico della Commedia, eseguita tra il 1867 e il 1869, anno in cui è stata pubblicata a Trieste la prima parte della traduzione, relativa all’Inferno.

Marco Besso (1843 – 1920) è stato un economista e ha pubblicato studi su questioni economiche, sociali, politiche, mai però tralasciando lo studio di D., che fu la sua vera passione. Raccolse con grande diligenza innumerevoli edizioni, incunaboli e traduzioni della Commedia.  La sezione dantesca divenne parte considerevole della sua biblioteca, che ora è custodita dalla Fondazione Marco Besso di Roma.

Luigi Polacco (1859 – 1924) è un letterato che si è dedicato a studi filosofici e danteschi, pubblicando in quest’ultimo campo alcuni studi di carattere didattico e divulgativo. Ha curato inoltre il Rimario del poema dantesco (Milano 1896).

Salomone Morpurgo (1860 – 1942), filologo e bibliotecario, ha contribuito agli studi danteschi con numerosi lavori, tra i quali va ricordato, in particolare, il ritrovamento del manoscritto del Detto d’Amore, un poemetto di 480 versi settenari attribuito a Dante Alighieri e incentrato sull’Amor cortese, pubblicato appunto da Morpurgo nel 1888 sulla rivista Il Propugnatore.

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Il primo saggio di traduzione di un brano della Divina Commedia in dialetto triestino si deve a  Giuseppe Stolfa (1856 – 1932), che ha tradotto il primo canto dell’Inferno in terza rima e lo ha pubblicato nel 1918 sulla rivista triestina Umana. Recentemente, nel 1999, Nereo Zeper ha pubblicato a Trieste la sua versione completa in terza rima dell’Inferno, cui ha fatto seguito, nel 2013, quella del Purgatorio.