Kazako

Premessa (kazako)

Alla morte di Gengis Khan (1227) l’impero mongolo da lui costituito, che comprendeva il territorio dell’odierno Kazakistan, fu diviso in quattro khanati, tanti quanti erano i figli del grande imperatore. Tutta la fascia nord dell’attuale Kazakistan, allora semideserta, divenne parte del khanato dell’Orda d’Oro, mentre  la fascia meridionale, dove si trovavano le antiche città kazake di Taraz, Turkestan e Shymkent, entrò a far parte del khanato Čagataj, così chiamato dal nome del secondo figlio del defunto imperatore, a cui era stata assegnata l’Asia centrale comprensiva di quel territorio.

 Questa situazione geopolitica rimase sostanzialmente invariata nei decenni successivi e lungo tutto l’arco della vita di Dante.  A quell’epoca la città di Almaty (o Alma-Ata, futura capitale storica del Kazakistan) ancora non esisteva, ma la capitale del khanato Čagataj era allora la  città di Almalik, sita a circa trecento chilometri a est della moderna Almaty.  Ebbene, sia l’antica città di Almalik che l’attuale città di Almaty derivano il loro nome dalla parola kazaka alma, che significa mela, data la ricchezza di alberi di mele che caratterizza la loro area geografica.  Oggi Almalik è una città molto piccola, in territorio cinese (regione del Sinkiang), a ridosso del confine kazako, e in una provincia riconosciuta come “Prefettura autonoma kazaka” dalla Repubblica Cinese.

La lingua kazaka è una lingua di ceppo turco, come lo sono altre lingue dell’Asia centrale parlate nelle aree confinanti con il Kazakistan (a sud e ad est) e che nei secoli XIII e XIV hanno fatto parte dello stesso khanato Čagataj:  il chirghiso, l’uzbeco e l’uiguro, quest’ultimo parlato nei territori che costituivano la parte orientale di quel khanato e che oggi appartengono al Sinkiang cinese. A queste lingue possiamo affiancare il tartaro, o tataro, pure di ceppo turco, lingua ufficiale del Tatarstan (una delle repubbliche della Federazione Russa) che però ha un buon numero di parlanti nel Kazakistan e nel Sinkiang cinese.

Dante non poteva avere informazioni molto precise sull’Asia centrale della sua epoca e, in particolare, sui territori e sui popoli dominati dai discendenti di Gengis Khan signori del khanato Čagataj.  Ma Dante sapeva bene che da quelle terre lontane, e lungo la Via della Seta, i mercanti fiorentini importavano in Europa preziosi tessuti variopinti molto apprezzati dai ricchi occidentali. E ben sapeva che quegli eredi dell’imperatore mongolo – che il nostro poeta chiamava genericamente “Tartari” – dominavano allora anche sui cinesi, che di quei tessuti erano i maggiori artefici.  Tanto più che nel 1274 (Dante aveva solo nove anni) Marco Polo avava visitato e descritto la città di Kashgar, importante emporio della seta, che era allora compresa nel khanato Čagataj e che oggi fa parte del Sinkiang cinese.

A questo proposito si veda in Lingue e Dialetti / Cinese / Premessa.

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La Divina Commedia è  stata tradotta nel 1971 in lingua kazaka da Mukagali Makatajev, uno dei maggiori poeti del Kazakistan. Nato nel villaggio di Karasaz, nell’estremo lembo orientale della regione di Almaty, il 9 febbraio 1931, Makatajev studiò a Mosca e ad Almaty, dove morì a soli 45 anni di età nel 1976.  Oltre a Dante, ha tradotto in kazako diversi classici russi, le poesie di Walt Whitman e i sonetti di Shakespeare. Gran parte della sua produzione poetica fu pubblicata postuma. Anche i riconoscimenti sono stati postumi:  nel 2002 la città di Almaty gli ha dedicato un monumento.

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Giuliano

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