Versi di Francesca da Rimini tradotti in inglese da George Gordon Byron
Inferno, Canto V, 97-142

Il grande poeta inglese George Gordon Byron (1788-1824) era uno spirito libero e inquieto e nella primavera del 1819, nel salotto veneziano della Contessa Benzoni, conobbe Teresa Gamba, giovane rampolla di una famiglia patrizia di Ravenna. Teresa aveva 19 anni ed era stata data in moglie al conte Alessandro Guìccioli, di oltre quarant’anni più vecchio, anche lui ravennate. Tra Lord Byron e Teresa Guìccioli nacque una bellissima storia d’amore destinata a durare per tutta la vita:  sia per il poeta, morto però precocemente solo quattro anni dopo, sia per Teresa, che per ventisette anni dopo la morte di Byron visse sola come una vedova inconsolabile.  Soltanto in tarda età  essa si risposò, con un nobiluomo francese, ma fu un matrimonio di convenienza e il suo cuore continuò a battere per il suo George prematuramente scomparso.

La relazione con la contessa Guìccioli aveva indotto Byron a trasferirsi a Ravenna già nel 1819. Lì la coppia era rimasta per due anni (Teresa si era nel frattempo separata dall’anziano marito) per poi trasferirsi a Pisa e successivamente a Livorno.

Naturalmente la passione per la giovane amante influì, in qualche misura, sulla creatività di Byron.  E ad un certo punto quella passione, coniugandosi con la grande ammirazione che il poeta nutriva verso l’opera di Dante, spinse Byron a tradurre in inglese – a Ravenna nel marzo 1820 – proprio i versi danteschi relativi alla vicenda di Paolo e Francesca.  Del resto, così come Francesca, anche Teresa era nativa di Ravenna, era legata da un matrimonio combinato con un marito non desiderato e, last but not least, amava Byron, novello Paolo Malatesta, essendone riamata.

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Per altre notizie sulla storia d’amore tra George Byron e Teresa Guìccioli cliccare qui e qui.  Per accedere al testo teatrale Byron, del drammaturgo romagnolo Giovanni Spagnoli, basato su quella vicenda, cliccare qui. Per notizie circa la relativa messa in scena da parte della compagnia del Piccolo Teatro Città di Ravenna (regia di Roberto Battistini, con Alessandro Braga e Giovanna Maioli), cliccare qui.

Ed ecco i versi danteschi di Paolo e Francesca tradotti in inglese in terza rima da Lord Byron:

“The Land where I was born sits by the Seas
Upon that shore to which the Po descends,
With all his followers, in search of peace.
Love, which the gentle heart soon apprehends,
Seized him for the fair person which was ta’en
From me, and me even yet the mode offends.
Love, who to none beloved to love again
Remits, seized me with wish to please, so strong,
That, as thou see’st, yet, yet it doth remain.
Love to one death conducted us along,
But Caina waits for him our life who ended:”
These were the accents uttered by her tongue.—
Since I first listened to these Souls offended,
I bowed my visage, and so kept it till—
‘What think’st thou?’ said the bard; when I unbended,
And recommenced: ‘Alas! unto such ill
How many sweet thoughts, what strong ecstacies,
Led these their evil fortune to fulfill!’
And then I turned unto their side my eyes,
And said, ‘Francesca, thy sad destinies
Have made me sorrow till the tears arise.
But tell me, in the Season of sweet sighs,
By what and how thy Love to Passion rose,
So as his dim desires to recognize?’
Then she to me: ‘The greatest of all woes
Is to remind us of our happy days
In misery, and that thy teacher knows.
But if to learn our Passion’s first root preys
Upon thy spirit with such Sympathy,
I will do even as he who weeps and says.
We read one day for pastime, seated nigh,
Of Lancilot, how Love enchained him too.
We were alone, quite unsuspiciously.
But oft our eyes met, and our Cheeks in hue
All o’er discoloured by that reading were;
But one point only wholly us o’erthrew;
When we read the long-sighed-for smile of her,
To be thus kissed by such devoted lover,
He, who from me can be divided ne’er,
Kissed my mouth, trembling in the act all over:
Accurséd was the book and he who wrote!
That day no further leaf we did uncover.’
While thus one Spirit told us of their lot,
The other wept, so that with Pity’s thralls
I swooned, as if by Death I had been smote,
And fell down even as a dead body falls.”

Jane Edwards ha prestato la sua voce a Francesca da Rimini e ha letto i relativi versi (97-142) nella traduzione inglese di George Gordon Byron.
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