Ai tempi di Dante il signore di Milano era Matteo I Visconti, che durante la sua signoria estese il suo dominio a tutta la Lombardia e a parte delle regioni circostanti, inglobando anche Bologna e Genova. L’illustrazione riportata in questa pagina rappresenta il bassorilievo con il busto e lo stemma di Matteo Visconti, che compare su una delle pareti esterne della basilica di Sant’Eustorgio, una delle chiese più antiche e famose della metropoli lombarda.

Il culto di Dante, che a Milano è piuttosto antico, coinvolse anche la stessa famiglia Visconti, rimasta al potere fino alla metà del XV secolo, tanto che la Divina Commedia fu notoriamente la lettura preferita del suo ultimo sovrano, Filippo Maria Visconti.

Non c’è molto da stupirsi, quindi, se il dialetto milanese è quello che, tra i vari dialetti regionali della lingua italiana, ha avuto il maggior numero di traduzioni della Divina Commedia.  Anche se Dante, dal canto suo, considerava il milanese come uno dei dialetti più brutti d’Italia e lo ha scritto, senza tanti complimenti, nella sua opera De Vulgari Eloquentia.  Evidentemente i poeti dialettali milanesi non sono particolarmente permalosi.

Ecco la pagina del De Vulgari Eloquentia (Lib. I, Cap. XI), dove si parla del dialetto milanese, nella traduzione italiana dell’umanista vicentino Gian Giorgio Trissino (1529):

Il primo a cimentarsi nell’impresa di tradurre in milanese il poema dantesco, intorno al 1805, fu Carlo Porta, decisamente il più grande tra i poeti dialettali milanesi di tutti i tempi, il quale tradusse però soltanto i primissimi canti dell’Inferno.

Per quanto riguarda Francesca da Rimini, Carlo Porta si è limitato a tradurre questi sedici versi (Inf., V, 127-138), che però costituiscono un autentico piccolo capolavoro:

Per ascoltare la lettura di questi versi dalla voce di Giuliano Turone, autore e responsabile del sito Dantepoliglotta, cliccare qui sotto:

——-

Il primo a tradurre in milanese l’intera cantica dell’Inferno, dedicando la sua fatica al  generale Giuseppe Garibaldi, fu Francesco Candiani, nel 1860.

Per leggere i versi di Francesca da Rimini (Inf., V, 88-142) nella traduzione milanese di Francesco Candiani, e per ascoltarne la lettura dalla voce di Alma Brioschi, cliccare qui.

Per ascoltare direttamente la lettura di Alma Brioschi cliccare qui sotto:

Per andare alla pagina web di Alma Brioschi cliccare qui.

——-

Nel corso del XX secolo l’intera Commedia di Dante è stata tradotta in milanese due volte:  da Giuseppe Monga (1947) e da Ambrogio Maria Antonini (2004).

Per leggere i versi di Ulisse (Inf., XXVI, 90-142) nella traduzione milanese di Ambrogio Maria Antonini, e per ascoltarne la lettura dalla voce di Elio Aldrighetti, cliccare qui.

Per ascoltare direttamente la lettura di Elio Aldrighetti cliccare qui sotto:

Per andare alla pagina web di Elio Aldrighetti cliccare qui.